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Caso Maugeri, il processo a Roberto Formigoni: le tappe di una vicenda lunga 7 anni



Ecco le tappe della vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex presidente della Regione Lombardia ed ex senatore di Forza Italia, Roberto Formigoni.

Formigoni, tutte le inchieste in cui è stato coinvolto

13 aprile 2012. Con l’accusa di avere distratto 56 milioni di euro dalla Fondazione Maugeri di Pavia, vengono arrestati nell’ambito di un’inchiesta della procura di Milano, l’ex assessore alla Sanità lombardo Antonio Simone, il direttore amministrativo del polo sanitario Costantino Passerino, il consulente Gianfranco Mozzali, il commercialista Claudio Massimo e l’uomo d’affari Pierangelo Daccò. Ai domiciliari il presidente della Fondazione, Umberto Maugeri. Le accuse a vario titolo sono riciclaggio, appropriazione indebita, associazione per delinquere, frode fiscale, fatture false. Dagli atti spunta il nome del Presidente della Regione Roberto Formigoni.

14 aprile 2012. Il Celeste, come era stato soprannominato Formigoni, dà mandato ai legali del Pirellone di querelare le testate giornalistiche che “hanno parlato delle vicende legate alla Fondazione Maugeri come di vicende riguardanti la Regione Lombardia”.

16 aprile 2012. Vengono pubblicati sulla stampa i verbali in cui Giancarlo Grenci, fiduciario svizzero di Daccò indagato per associazione per delinquere, mette in relazione l’uomo d’affari e Formigoni: “So che erano in rapporti d’amicizia e che risultano pagamenti con carte di credito di viaggi”. La replica del governatore lombardo: “Un presidente di Regione conosce tanta gente, nulla di male ad aver passato alcuni di giorni di vacanza con Daccò”.

12 giugno 2012. La portavoce di Formigoni precisa che il governatore non è indagato.

16 luglio 2012. La guardia di Finanza sequestra a sei indagati, tra i quali Daccò, uno yacht di 30 metri, mille bottiglie di vini pregiati per un valore di oltre 300mila euro, 34 immobili, auto, moto e quote di società, oltre a 50 conti correnti riconducibili agli indagati. La procura ipotizza l’esistenza di un’associazione a delinquere transnazionale finalizzata a plurimi reati. Emergerebbe l’esistenza di oltre 70 milioni di fondi neri accumulati negli anni e di cui Daccò era il ‘tesoriere’.

25 luglio 2012. Il capo della procura di Milano Edmondo Bruti Liberati rende noto con un comunicato che Formigoni è indagato per corruzione aggravata dal carattere transnazionale. Secondo la ricostruzione della procura, Formigoni avrebbe favorito con 15 delibere del Pirellone la Maugeri in cambio di un lungo elenco di “utilità”, il cui valore ammonterebbe a 8 milioni e mezzo di euro. “Almeno 4 milioni – rivela un’informativa della Guardia di Finanza – sarebbe lo ‘sconto’ di cui avrebbero goduto Formigoni e Alberto Perego (ndr Memores Domini convivente del Celeste) cui Daccò ha venduto una villa in Sardegna”.

12 febbraio 2013. I pm Laura Pedio, Antonio Pastore e Gaetano Ruta notificano l’avviso di chiusura delle indagini al presidente della Lombardia e ad altre 16 persone tra cui, oltre a Daccò, Simone e agli ex vertici della Maugeri, a Nicola Maria Sanese, segretario generale della Regione e al dg dell’assessorato alla Sanità Carlo Lucchina. Formigoni ironizza: “Pensavo mi accusassero anche di omicidio e di strage e quindi posso dichiararmi soddisfatto. Dov’è la corruzione? Qui la corruzione la gh’è minga. Non è reato essere stato ospite a cena insieme ad altre 50 persone o per qualche weekend”.

8 maggio 2013. La procura chiede il rinvio a giudizio per gli indagati. L’accusa per Formigoni è di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.

27 settembre 2013. La Fondazione Maugeri esce di scena patteggiando davanti al giudice preliminare un risarcimento complessivo di sedici milioni di euro.

15 novembre 2013: ‘falsa partenza’ per l’udienza preliminare che viene subito rinviata perchè la Corte d’Appello di Milano ha accolto l’istanza di ricusazione del gup Maria Cristina Mannocci (che aveva già giudicato e condannato Daccò per il San Raffaele), presentata dalla difesa di Simone.

17 febbraio 2014. I pm ribadiscono la richiesta di rinvio a giudizio per Formigoni e gli altri indagati. Sulla richiesta deciderà il gup, Paolo Guidi. Nel corso della discussione, il pm Pedio parla di tre flussi di denaro al centro del “sistema” individuato dall’accusa: uno che sarebbe andato dalla Fondazione Maugeri e dal San Raffaele verso l’uomo d’affari Pierangelo Daccò e l’ex assessore al Pirellone Antonio Simone, entrambi imputati; un secondo dagli stessi Daccò e Simone sarebbe consistito in utilità a vantaggio di Formigoni; infine, un terzo sarebbe andato dalla Regione a Maugeri e San Raffaele. Formigoni ‘risponde’ (fuori dall’aula): “Dov’è la novità? è da qualche anno che i pm di Milano chiedono il mio rinvio a giudizio, ma non sono mai riusciti a dimostrare la mia colpevolezza”.

3 marzo 2014. La procura chiede il rinvio a giudizio per Formigoni e altre 12 persone.

10 aprile 2014. Il Tribunale di Milano dispone il sequestro preventivo di tutti i conti di Formigoni motivandolo col recupero dei profitti dai reati contestati al presidente della Regione. Il sequestro ammonta a 49 milioni di euro e comprende una villa che Formigoni vendette nel 2011 a un prezzo ritenuto di favore a un suo coinquilino nella comunità ciellina dei ‘Memores Domini’.

16 APRILE 2014. Arrivano le prime pene nell’inchiesta. Paolo Mondia, fiduciario dell’ex direttore centrale della struttura Costantino Passerino, e Gianfranco Parricchi, amministratore di una società, patteggiano davanti al gup Paolo Guidi rispettivamente le pene a un anno e dieci mesi e due anni e quattro mesi.

4 novembre 2014. La Fondazione San Raffaele del Monte Tabor patteggia un milione di euro di sanzione pecuniaria e altri 9 milioni le vengono confiscati come provento del reato di corruzione. E’ accusata di avere violato la legge 231 del 2001 sulla responsabilità degli enti per reati commessi dai propri dipendenti.

18 novembre 2015. L’ex presidente della Fondazione, Umberto Maugeri, patteggia 3 anni e 4 mesi dopo aver messo sul piatto un risarcimento ai fini della confisca di 3 milioni e 850mila euro.

15 aprile 2016. La Procura chiede 9 anni di carcere per Formigoni. “E’ stata una gravissima corruzione sistemica durata dieci anni che ha assunto le forme dell’associazione a delinquere con importi enormi messi in gioco. Questo processo ha dimostrato quanto la corruzione possa essere devastante per il sistema economico: settanta milioni sono usciti dalle casse dello Stato per essere usati in una serie di benefit, due enti erogatori, San Raffale e Maugeri al collasso, imprenditori che hanno depredato i loro enti. Il modo di operare dei componenti dell’associazione a delinquere è stato un cancro”.

16 maggio 2016. Nelle arringhe difensive, i legali di Formigoni sostengono che “è un processo basato sulla persona più che sui fatti, il bilancio della sanità lombarda è l’unico andato in pareggio”.

22 dicembre 2016. Formigoni viene condannato dai giudici della X sezione penale di Milano a 6 anni di carcere per corruzione, mentre per i giudici non è provata l’accusa di associazione a delinquere. Quest’ultima, per la difesa, “è un’ottima notizia in vista dell’appello”. Nei confronti del ‘Celeste’ viene disposta anche la confisca di 6,6 milioni di euro. Condannati anche Daccò (9 anni e due mesi) e Simone (8 anni e otto mesi). Cinque le assoluzioni.

20 giugno 2017. Nelle motivazioni alla sentenza, i giudici spiegano che a Formigoni “non possono essere riconosciute le attenuanti generiche non essendo emerso, all’esito del dibattimento, alcun elemento di valutazione positiva dei gravi fatti posti in essere dalla più alta carica della Regione per un lungo periodo, con particolare pervicacia sotto il profilo del dolo, con palese abuso delle sue funzioni”.

22 maggio 2018. Durante il processo d’appello, Daccò (2 anni e sette mesi) e Simone (4 anni e otto mesi) patteggiano. Anche Formigoni chiede di patteggiare ma la Procura rigetta l’istanza perchè non ritiene congrua la pena indicata dalla difesa del ‘Celeste’ a due anni di carcere.

21 giugno 2018. La procura regionale della Corte dei Conti lombarda esegue un sequestro conservativo per un valore di cinque milioni a carico di Formigoni ” a garanzia del credito risarcitorio dell’amministrazione regionale, a fronte della commissione di illeciti dolosi”.

19 settembre 2018. I giudici della Corte d’Appello alzano la pena a Formigoni a 7 anni e mezzo di carcere. Nelle motivazioni che vengono depositate a ottobre, i giudici ribadiscono la scelta di non concedergli le generiche anche per le altre pendenze giudiziarie che ha in corso. Il riferimento è a un’altra inchiesta sulla sanità che lo vede indagato assieme all’ex consigliere regionale Gianluca Guarischi. Per i giudici, “non basta l’amicizia a spiegare più di 640mila euro per cinque capodanni di cui sarebbe stato beneficiario”.
 

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