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Cucchi, il legale della famiglia: “Valutiamo azione risarcitoria contro lo Stato”


La presunta catena di falsi e i depistaggi nella vicenda processuale sulla morte di Stefano Cucchi potrebbero avere non solo costituito un danno d’immagine all’amministrazione della giustizia ma sicuramente un danno alla famiglia, da sempre alla ricerca della verità. Per questo il legale dei Cucchi, Fabio Anselmo, starebbe valutando “un’azione risarcitoria nei confronti dello Stato” ma anche un’iniziativa legale contro il Campidoglio”, unico ancora costituito parte civile nei confronti dei medici dell’ospedale Sandro Pertini, dove il geometra morì nel reparto protetto. “Quel processo però ora sta emergendo che si basa su atti e documenti falsi”, spiega Anselmo.

“Il primo processo, quello sui medici, sarebbe terminato con la prescrizione ma rimane allo stato in piedi solo per l’ormai unica parte civile, che è il Comune di Roma. Di fatto tutto ciò sta aiutando processualmente medici e carabinieri, i quali sperano di usufruire di una perizia che si basa su un processo sbagliato e sulle deposizioni di carabinieri che oggi sono imputati e coinvolti nell’inchiesta bis”, precisa ancora Anselmo.

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Ma la questione dei presunti falsi, che sta emergendo ora con forza durante le udienze del processo nei confronti di 5 carabinieri, potrebbe indurre anche la Corte dei Conti a considerare nel fascicolo già aperto sul caso Cucchi il reato di danno all’amministrazione della giustizia. Ciò perchè i presunti atti modificati e falsificati avrebbero innescato depistaggi e di fatto impedito per anni di accertare la dinamica dei fatti che portarono alla morte di Cucchi.

“Alla Corte dei Conti c’è un fascicolo aperto ma per muoversi su un eventuale danno di immagine la norma prevede il passaggio in giudicato della sentenza – spiega Massimiliano Minerva, consigliere della Corte dei Conti del Lazio, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario – stanno venendo fuori reati diversi come il falso o il cosiddetto depistaggio che potrebbero essere reati contro l’amministrazione della giustizia”.

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L’annuncio della difesa della famiglia Cucchi arriva dopo l’udienza di ieri con l’audizione in aula del generale Vittorio Tomasone, all’epoca dei fatti comandante provinciale di Roma. Un’audizione in qualità di testimone fatta anche di molti ‘non ricordo’ e che è arrivata dopo le parole del pm Giovanni Musarò che ha ricostruito ciò che l’accusa descrive come un depistaggio iniziato nell’ottobre del 2009. Da quel momento, secondo quanto accertato dalla Procura di Roma, la catena di comando dei Carabinieri mette in atto una serie di iniziative per “allontanare” la verità su quanto avvenuto. Un percorso fatto di falsi che è riuscito ad approdare perfino in Parlamento quando l’allora ministro della Giustizia, Angelino Alfano, basò, in maniera del tutto inconsapevole, il suo intervento al question time sulla vicenda del geometra utilizzando una nota redatta dai carabinieri della stazione Appia. “In Aula il ministro riferì il falso su atti falsi”, ha affermato il pm Giovanni Musarò. Ora quei falsi potrebbero portare ad un’azione risarcitoria contro lo Stato.

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