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Firenze, torna a risplendere la Sagrestia Nuova di Michelangelo


Ci sono voluti quasi due anni di lavoro. Ventiquattro mesi durante i quali un team di tecnici ha studiato le rifrazioni dei raggi solari all’interno della Sagrestia Nuova di Michelangelo, nel complesso delle Cappelle Medicee di Firenze. Obiettivo? Far risplendere le architetture e le sculture del Buonarroti, tra cui la celebre “Madonna Medici”, a prescindere dalla stagione e dalle condizioni atmosferiche. Cercando di eliminare il più possibile ombre e distorsioni cromatiche causate dalla luce artificiale. Adesso, due anni dopo, è possibile ammirare il frutto di questo lungo e complicato lavoro: un sistema di illuminazione innovativo e meno “invasivo”.

in riproduzione….

L’impianto è stato realizzato dal museo in partnership con Lottomatica: il sistema dona nuova luce all’intero ambiente, facilitando la lettura delle opere da parte del pubblico. Opere che prima sono state sottoposte a un’operazione di “spolveramento” e ripulitura con acqua distillata: un intervento coordinato dallo storico dell’arte Antonio Forcellino e già collaudato con il restauro della tomba di Giulio II, nella basilica romana di San Pietro in Vincoli. Le nuove luci sono state installate dal team di Mario Nanni, illuminotecnico bolognese. “Abbiamo cercato di ottenere il minor disturbo possibile – ha sottolineato Nanni – piazzando i nuovi fari sul secondo cornicione, in modo che siano meno visibili. Le lampade sono state calibrate osservando l’effetto dei raggi del sole e il loro indice di resa cromatica è pari a 98: significa che riproducono quasi esattamente la luce naturale”.

Nella Sagrestia nuova delle Cappelle Medicee di Firenze, progettata da Michelangelo nel 1519, sono sepolti Lorenzo il Magnifico e Giuliano de’ Medici. “Nel realizzare le sue opere, Michelangelo teneva in grande considerazione l’effetto della luce – ha spiegato la direttrice del complesso museale, Paola D’Agostino – Spesso lasciava più grezze le zone del marmo che sarebbero rimaste in ombra. Non solo: veniva tenuta in conto anche la cosiddetta luce secondaria, cioè i riflessi che i marmi bianchi delle pareti avrebbero prodotto sull’opera”. Rifrazioni che tuttavia sarebbero mutate irrimediabilmente nel 1808, dopo la costruzione della Cappella dei Principi (la seconda più alta di Firenze), che in alcuni periodi dell’anno oscura parte delle finestre della Sagrestia.

 

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