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Gorizia, Ilaria Cecot: “Vignette e insulti sessisti. Per colpa degli hater sono finita in ospedale”



ROMA –  “Ho fatto gli screenshot delle vignette che mi hanno dedicato. Manganelli verdi qua e là, seni enormi, calze a rete, gesti sessuali. Tutto salvato e consegnato al mio avvocato”.

Ilaria Cecot, girano molti post cattivi su di lei nelle chat del Nord-Est.
“Nessuno li ha rimossi. Uno dice: ‘L’ex assessor provincial comunista e profughista in cerca di afgani lungamente dotati’. Sarei io. Un altro: ‘Psicopatica’. Poi ‘CIMice Rossa’ con il Cim alto a ricordare il Centro di igiene mentale. Mi hanno scritto ‘relitto tossico da Zolof’. Io lo Zolof ho iniziato a prenderlo davvero, è un antidepressivo. Ho sempre creduto di essere una donna forte, ma oggi ho paura di tutto. Mi sento derisa, spiata, braccata. Volevano distruggermi e ci sono riusciti”.

Quando è iniziato l’assalto?
“Tredici settembre 2014. Sono assessora al Welfare e al Volontariato della Provincia di Gorizia. Sinistra e Libertà. Di fronte ai primi profughi sul Fiume Isonzo, sono io a picchettar le tende. Ne è seguito il diluvio. Mi hanno tirato sassi e petardi, sputato sui piedi. Un blogger neonazista milanese scrisse: ‘Prendetela a calci…’. Lo denunciai, il giudice rigettò definendo quelle frasi critica politica. È lì che ho scoperto che una donna piacente che s’impegna in politica è considerata una puttana e se si impegna per accogliere i migranti lo fa perché cerca soddisfazione sessuale”.

Il mondo dei social è pieno di imbecilli razzisti.
“Sì, ma quando si organizzano e per quattro anni e mezzo ti perseguitano alla fine sei annientata”.

Come è stato il quotidiano?
“In una provincia piccola è difficile uscire per strada o andare a scuola, dove insegno, sapendo che la sera prima ti hanno dipinto come una zecca ninfomane… Ho sofferto di attacchi di panico, piangevo a dirotto, non ne sono ancora uscita”.

Lo scorso febbraio, un anno fa, decide di reagire.
“Sì, esce la vignetta sugli afgani. La giunta di centrosinistra era finita con la soppressione della Provincia, a metà 2017 mi ero candidata a sindaco di Gorizia con il vento leghista già alto. Mi sconciavano i manifesti per strada. L’azienda di vini in cui ero cresciuta aveva soppresso il mio posto. Sono tornata a fare quello che facevo a vent’anni, la maestra precaria. Ho un diploma magistrale e tre anni di Sociologia all’Università di Trento”.

In quel periodo, fine 2017, si avvicina al sindaco leghista di Fogliano Redipuglia.
“Antonio Calligaris. Capello spettinato, ironico, un anno più di me. Mi innamoro. C’erano le elezioni regionali. Io faccio un passo indietro, lui viene eletto. La fine”.

Perché?
“Il dileggio è diventato senza freno, cattiveria pura mista a pornografia. La profughista con il leghista, tanta manna per questi sciacalli.
Scrivevano: ‘Dall’ultra sinistra a Salvini…'”.

Stava diventando leghista?
“Questo no. Io viaggio con le coperte per i profughi nel bagagliaio, Antonio con i volantini ‘Stop all’immigrazione clandestina’”.

Considerava il suo fidanzato un razzista?
“Credo lo sia. Sul territorio abbiamo idee vicine, ma di stranieri cercavo di non parlare. Ero innamorata e ho scelto di lasciare la politica fuori da casa. Lo scorso maggio Antonio mi ha chiesto di sposarlo, poi di fargli da assistente in Consiglio regionale. Non volevo e gli ho presentato una conoscente. A settembre mi ha tradito con lei e tutto è crollato. Ero sopravvissuta all’uragano degli hater xenofobi grazie all’amore per lui e l’odio mi ha travolta. Sola, sono finita in ospedale. Due mesi e mezzo. Poi in clinica, anoressia nervosa. Mio figlio, che ha vent’anni, ha maledetto il giorno in cui sono entrata in politica”.

Chi sono i suoi hater?
“Il più violento è Sergio Marini. A Monfalcone ha fondato il periodico satirico ‘La serpentada’. Ha molti inserzionisti, scrive in dialetto e sfugge le querele. Senatrici e assessori leghisti amano farsi fotografare con la sua rivista in mano. Mi ha fatto terra bruciata intorno e ora voglio contestargli il reato di stalking, 612 bis. Nel Nord-Est lo scontro politico è fuori controllo, l’odio si respira. Salvini, che sta arrivando a Monfalcone, ha seminato tempesta”.

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