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Il figlio di Marco Biagi: “Con una scorta sarebbe ancora vivo: non toglietela a Saviano”


BOLOGNA – “Mio padre è morto perché non aveva la scorta, perché gli è stata tolta colpevolmente, dal novembre 2001, ed è morto per quello avesse avuto la scorta sarebbe ancora qui con me e con la sua famiglia”. Nel giorno dell’anniversario dell’omicidio di suo padre Marco Biagi, lo ha detto Lorenzo , figlio 30enne del giuslavorista bolognese ucciso dalle nuove Brigate rosse 17 anni fa.

Lorenzo Biagi è anche molto amareggiato dalle polemiche sulla scorta, che riguardano, a volte, personaggi come Roberto Saviano. “Penso – ha detto – che quando una persona corre pericoli reali e gravi come Saviano debba assolutamente essere protetta, avere la scorta, lui come tanti altri, cosa che anche mio padre avrebbe dovuto avere. Chi aveva il dovere di dargli la scorta ha commesso un gravissimo errore e avrà uno peso sulla coscienza molto grande. Io non provo rabbia nei confronti di nessuno, nemmeno degli assassini, anche se non li perdono, penso che debbano fare i conti con la propria coscienza”.

Lorenzo Biagi ha commentato anche provvedimenti che riguardano il mercato del lavoro, come il reddito di cittadinanza e il salario minimo. “Io non sono un giuslavorista – ha detto – e mi chiedo sempre cosa avrebbe pensato mio padre, ma è una risposta che non avrò mai. Credo che una certa continuità col pensiero di mio padre in alcuni aspetti ci sia stato, in altri no: ma cosa avrebbe pensato nessuno lo potrà mai sapere”.

A 17 anni dall’omicidio Bologna ha tributato a Marco Biagi un ricordo, che arriva dopo quello avvenuto ieri a Modena, nell’Università dove insegnava, e a cui ha partecipato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Marco Biagi stava rientrando in bici dalla stazione, quando è stato affrontato dai brigatisti. Da un pò di tempo gli era stata tolta la scorta.


Il figlio di Marco Biagi: "Con una scorta sarebbe ancora vivo: non toglietela a Saviano"

Marco Biagi

Nella piazzetta intitolata al suo nome, a pochi passi da dove avvenne l’omicidio, il Comune di Bologna, insieme ai sindacati, il prefetto, il questore e le altre autorità cittadine, ha deposto una corona di fiori, alla presenza dei familiari di Biagi, la moglie Marina e il figlio Lorenzo.

“Bologna non lo dimenticherà mai”, ha detto Marilena Pillati, vicesindaco che ha partecipato alla cerimonia in rappresentanza del Comune.

“Le Brigate Rosse sono state sconfitte dalla sobrietà, dall’unità del nostro popolo, a noi rimane il dovere della memoria, della memoria di chi è rimasto vittima perché impersonava, interpretava, un ruolo di cucitura, di valorizzazione della coesione sociale”. E’ uno dei passaggi dell’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Modena, al convegno organizzato dalla Fondazione Marco Biagi ieri.

Il convegno intitolato “La dimensione collettiva delle relazioni di lavoro. Sfide organizzative e regolative nel mondo del lavoro in trasformazione” è stato aperto dalla prolusione del rettore dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Angelo Andrisano. E continuerà martedì:  due giornate di confronto e discussione nel ricordo di Marco Biagi con docenti ed esperti provenienti da numerosi Paesi europei.

Il ricordo è ancora doloroso. Ieri a Bologna è stato osservato un minuto di silenzio in consiglio comunale.

Sempre oggi, alle 19.50, il figlio Lorenzo Biagi guiderà la staffetta simbolica che dalla piazza Medaglie d’Oro della stazione giungerà in bicicletta in via Valdonica, seguendo il percorso che il giuslavorista compì la sera della sua uccisione. Alle 20.05, a conclusione del percorso verrà deposta una corona di fiori e, dopo un minuto di raccoglimento, verranno cantate alcune canzoni accompagnate da una chitarra e verranno letti alcuni brani per commemorare Marco Biagi.

Il governatore Stefano Bonaccini a Modena ha ricordato come Biagi abbia “speso una vita praticando lo studio e il dialogo; lo studio come ricerca della verità, intesa laicamente come ricerca di soluzioni praticabili e positive; e il dialogo, inteso come dialettica, confronto democratico, concertazione tra interessi differenti”. In questa regione, continua citando il patto per il lavoro del 2015 condiviso con sindacati e associazioni, “la concertazione sociale, prima ancora che una pratica politica o di relazioni sindacali, è un valore fondante della nostra convivenza”. Bonaccini ha anche annunciato, d’intesa con la moglie di Marco Biagi, Marina Orlandi, che la Regione istituirà una borsa di dottorato e una misura sociale di sostegno per ragazzi di famiglie disagiate che vorranno intraprendere un percorso di studi  nell’ambito del diritto e delle politiche del lavoro.

 

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