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Il gip, gli insulti a Ruby sono diritto di critica: “Appurato il rapporto di prostituzione fra la donna e l’mpiutato”.


Niente processo. Quelle 178 persone querelate per diffamazione da Karima El Mahroug, alias Ruby Rubacuori, in un’altra vita e in un’altra epoca, non vanno rinviate a giudizio. Perché scrivere sul web espressioni come “si faceva solo scopare a pagamento” oppure “che serve quel ferro nel c.”, pur usando un linguaggio “talvolta scurrile” esprimono “una profonda indignazione per la manipolazione e la negazione di condotte giudizialmente accertate”.

E infatti, scrive il gip Riccardo Ghio nell’ordinanza di archiviazione, “è indubbiamente vero che le sentenze del Tribunale di Milano e della Corte d’Appello di Milano … abbiano entrambe ricostruito univocamente il rapporto tra l’imputato e El Mahroug Karima in termini di rapporto di prostituzione”.

Insomma, dice il gip: siccome quel che avvenne nelle ormai celebri serate del “bunga bunga” in casa dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato accertato da due sentenze fosse prostituzione, e se è la stessa Karima El Mahroug a dire su Internet di non essersi prostituita, non è reato risponderle e controbattere, anche usando parole volgari. Si chiama, secondo il giudice, diritto di critica.

Un’ordinanza che segue la richiesta di archiviazione del pm Piercarlo Di Gennaro, che invece aveva puntato sul fatto che non è possibile sapere con certezza chi ci sia dietro un account diffamatorio sui social network.

Un verdetto che certo non piace alla diretta interessata, assistita dal legale Salvatore Bottiglieri. In questi giorni di tempesta mediatica per la morte di Imame Fadil, l’ex modella testimone nell’indagine Ruby Ter morta in circostanze misteriose, Karima è chiusa nella casa di Albaro con il compagno Daniele Leo.

La dichiarazione ufficiale, concordata con il suo legale e arrivata ieri a tarda sera, è di essere “molto amareggiata da questa notizia che mi colpisce profondamente, anche se non ricordo di aver mai conosciuto personalmente questa ragazza. Mi sembra  quasi una notizia surreale. Ma non voglio rendermi partecipe della spettacolarizzazione di una morte tantomeno di una ragazza così giovane. Spero si faccia chiarezza su quanto accaduto”.

A chi le sta vicino, Karima in queste ore ha confermato che “no, io e Imame non ci siamo mai incontrate. Ma provo una pena grande per lei. Prima gli scandali, poi la malattia e ora questa fine terribile a 34 anni”.

Del resto la donna, con una figlia alle elementari e una casa in una delle vie più esclusive di Genova, a chi l’hs incontrata in tempi recenti prima che esplodesse il caso Fadil ha sempre raccontato di volersi solo “lasciare tutto alle spalle, vivere con il mio compagno e mia figlia. Voi giornalisti mi cercate soltanto per parlare di Berlusconi. Io sono diventata una persona diversa”.

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