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“Kasi era sfigurato, ora potrà vivere”, pediatra barese si prende cura di un bambino indiano e trova i fondi per operarlo


Vijaiawada è in Andhra Pradeh, Stato dell’India centro-orientale che si affaccia sul golfo del Bengala. Immensa, caotica, rumorosissima città. Lo Slum in periferia è la miseria, l’indigenza più assoluta. La scuola materna è in un’unica stanzetta, con i banchi e una lavagna. Da otto anni, Pierangela Rana, pediatra di famiglia a Bisceglie, in provincia di Bari, insieme ad altri suoi colleghi di tutta Italia e diversi pugliesi, dell’associazione CCWW vanno in India e in Etiopia

“Abbiamo progetti di collaborazione e andiamo a curare i bambini, per almeno tre, quattro settimane”. Da diverso tempo Pierangela segue il caso di Kasi, che ha procurato tanta solidarietà nei suoi confronti. Kasi è un bambino caduto nel fuoco davanti alla capanna quando a mala pena camminava. “Quella mattina siamo passati a visitare i bambini – racconta Pierangela – uno sgangherato tavolo di plastica funge da lettino. Ho notato che un piccolino di neanche tre anni non sollevava dal banco la testina che teneva appoggiata sul braccio come se dormisse. Ho chiesto di vederlo. Non so se per dolore o rabbia o indignazione o per tutte queste cose insieme, ma è scattato allora l’irrefrenabile bisogno di salvare Kasi dalla condanna di essere deformato per tutta la vita”.

In India l’ospedale governativo garantisce la sopravvivenza, “le cure te le devi pagare!”. Il chirurgo plastico ha chiesto 2.500 euro per ogni intervento, e ce ne vogliono una decina di interventi per ridare a Kasi la speranza di tornare ad essere un bambino come gli altri. Ma Pierangela non ha atteso e ha provato a fare un annuncio di solidarietà pubblico: “Investita da un’ondata di solidarietà, ho inviato il bonifico per il primo intervento. Adesso è quasi pronto anche il secondo. Kasi ce la farà”.

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