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“l’azienda non sostiene le atlete in gravidanza”


La velocista olimpica Allison Felix ha denunciato Nike su un’editoria pubblicato su New York Times: l’azienda non tutela gravidanza, ma mette in difficoltà le atlete.

È una storia vecchia come il mondo. Le donne in gravidanza non sono apprezzate. Questa volta la denuncia non arriva da una professionista qualsiasi ma da un’atleta olimpica, che attacca una delle aziende sportive più importanti al mondo, Nike. La velocista Allyson Felix ha deciso di condividere la sua storia dopo che le testimonianze delle sue due compagne di squadra Alysia Montaño e Kara Goucher, che hanno rotto il loro silenzio sul “maltrattamento” della marca delle atlete in gravidanza.

“Se abbiamo figli, rischiamo di pagare tagli dai nostri sponsor durante la gravidanza e in seguito. […] È un esempio di un’industria dello sport in cui le regole sono ancora perlopiù realizzate dagli uomini”.

L’atleta quando è rimasta incinta era nel mezzo di una negoziazione con Nike, azienda scelta per i valori che pensava avesse.

“Avrei potuto firmare altrove per più soldi. Ma quando ho incontrato la leadership dell’azienda nel 2010, una donna mi ha parlato di un’iniziativa sponsorizzata dalla Nike chiamata Girl Effect che promuoveva le ragazze adolescenti come la chiave per migliorare le società in tutto il mondo. Unendomi a Nike, ha detto, potrei aiutare a rafforzare le donne. Mi ha anche detto che Nike credeva nelle donne e nelle ragazze, e le ho creduto. Il che è parte del motivo per cui la mia recente esperienza è stata così straziante”.

Dopo aver partorito e aver dovuto sottoporsi a un cesareo di emergenza a 32 settimane a causa della grave pre-eclampsia che ha messo a repentaglio la sua vita e quella del bambino, ha affermato che Nike l’ha spinta a tornare ad allenarsi il prima possibile. Inoltre, volevano pagarle il 70% in meno rispetto a prima.

“Se è quello che pensano che valga ora, lo accetto. Quello che non sono disposta ad accettare è lo status quo duraturo sulla maternità. […] La mia delusione non è solo con Nike, ma con il modo in cui l’industria dell’abbigliamento sportivo in generale tratta le atleti di sesso femminile. Non riguarda solo la gravidanza”.

Via |NYTimes



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