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Nuove accuse al maestro arriva l’esposto in Procura. E lui: non mi hanno capito


FOLIGNO –  “L’esperimento sociale” del maestro Mauro Bocci, supplente a contratto fino al prossimo giugno, non era solo insultare, additare, segregare e sbeffeggiare i due bambini nigeriani della scuola elementare di Foligno. Il tam tam dei genitori racconta altri piccoli grandi orrori — tutti da verificare — da perfetto diseducatore: «Più di una volta ha deciso di impedire ai bambini di andare in bagno, e alcuni se la sono fatta addosso. A quell’età è un’umiliazione insopportabile», racconta un genitore di una quinta. Ma c’è di peggio.

In una classe, sempre una quinta, nelle ultime due settimane in cui sapeva di essere sotto esame — tanto da rivolgersi a un legale e da concordare una strategia — il maestro avrebbe effettivamente mostrato ai bambini un film sulla Shoah: ma anche quella volta, dicono i genitori, l’avrebbe combinata grossa. Forse voleva affermare quella stessa sensibilità per il tema della segregazione razziale che un po’ tardivamente aveva cominciato a fare capolino anche sulla sua pagina Facebook. Il 17 febbraio, in piena bagarre dopo la denuncia dei genitori infuriati, erano comparsi due post politically correct sul dramma degli ebrei. La sua bacheca, però, oggi non è più online: dopo aver cercato di ripulirla dei suoi vecchi post più volgari e razzisti, ieri sera l’ha chiusa.

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Ma torniamo al filmato mostrato ai bambini. «Invece di scegliere immagini adatte a bambini delle elementari — racconta un genitore — avrebbe scelto un film o un documentario tremendo. Non siamo riusciti a capire cosa fosse, dal racconto dei bambini, ma lui a un certo punto è uscito dalla classe e li ha lasciati lì con quelle immagini che loro non potevano capire. C’erano bambini e adulti completamente nudi, qualche maschietto ha cominciato a ridere e a toccare le bambine. Eh, guarda, le tette!”. Racconti arrivati da fonti diverse, ma tutti da verificare: l’avvocata Silvia Tomassoni, mamma di una bambina della scuola e legale della famiglia nigeriana, dice di averli sentiti anche lei ma non li ha riportati nelle sette pagine dell’esposto che ieri in tarda mattinata ha consegnato in procura.

Di certo c’è che la sensibilità del maestro — che secondo il suo avvocato sentito da Umbria24 «si è sentito male a causa delle pressioni che sta subendo in queste ore per il clamore mediatico di una vicenda travisata» — non ha convinto né i genitori nigeriani dei due bambini né gli altri genitori della classe. Poco contenti, questo sì, di essersi ritrovati «in mezzo a una folla di giornalisti e di telecamere in una vicenda che si sarebbe dovuta svolgere molto più rapidamente all’interno del mondo della scuola». Ma altrettanto basiti di fronte alle giustificazioni del maestro Mauro: «Ma questo cosa dice, mamma? È matto?», ha domandato una bambina sentendo le sue interviste rilasciate giovedì, quando giurava di avere avvertito i bambini che il suo era solo “un esperimento”. Una versione che tutti i bimbi rifiutano senza appello.


Nuove accuse al maestro arriva l'esposto in Procura. E lui: non mi hanno capito

Il maestro Mauro Bocci

Un semplice «difetto di comunicazione», dice il suo legale avvertendo: «Le sue intenzioni erano diametralmente opposte alle accuse di razzismo. È il suo profilo a dirlo. È un padre di due bambini, ha anche una nipotina adottata di altra nazionalità e una certa sensibilità proprio verso i temi che riguardano la sfera umana». Ma avere una nipotina adottata, fanno notare alcuni genitori, non è affatto un attestato di sensibilità.

Lui, ha spiegato il suo avvocato, voleva solo «condividere poi con i ragazzi l’indignazione che i bambini stessi hanno espresso». C’è riuscito, l’indignazione bambini e genitori l’hanno effettivamente condivisa: ma contro di lui.
Il maestro Bocci, però, ha chiesto scusa. Non è stato capito, si rammarica. Ieri il difensore della famiglia nigeriana ha chiesto all’Ufficio regionale dell’istruzione una copia dei verbali delle denunce orali fatte dagli altri genitori alla dirigente scolastica: «Erano cinque versioni praticamente identiche». Ora sono anche quelle sulla scrivania del procuratore di Spoleto.



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