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Omicidio stradale, via libera della Consulta al giudice di Torino che aveva sollevato il caso


Non aveva bevuto, non aveva assunto droghe, non andava a forte velocità. Era passata con il rosso, è vero, ma la stessa infrazione era stata commessa anche dall’anziana che stava attraversando all’incrocio e che l’automobilista svoltando aveva investito, provocandole ferite giudicate guaribili in 60 giorni. Per l’assicurazione quello era un concorso di responsabilità, ma – era il 22 aprile 2016 – era da poco stata approvata la nuova legge sull’omicidio stradale e in sede penale la quarantenne che era al volante era stata accusata di lesioni stradali.

In base alla norma, in caso di condanna, avrebbe rischiato la revoca della patente e avrebbe dovuto aspettare almeno cinque anni prima di sostenere nuovamente l’esame. Una situazione che secondo il suo avvocato, Riccardo Salomone, presentava profili di illegittimità. E il giudice della sesta sezione penale del tribunale di Torino, Modestino Villani, ha deciso di sospendere il processo e per chiedere un pronunciamento della Corte Costituzionale. Ieri la Consulta ha affrontato il caso presentato da Torino, assieme ad altri due che erano stati sollevati a Roma e a Forlì e oggi si è pronunciata accogliendo le obiezioni dell’avvocato Salomone.

Pur mantenendo l’impianto della norma, infatti, la Consulta ha modificato la legge proprio nel punto in cui prevedeva la revoca automatica della patente in qualunque circostanza. Ora sarà il giudice a valutare caso per caso il comportamento dell’automobilista per decidere di togliere la licenza di guida, mentre la revoca sarà automatica solo per automobilisti positivi al test per droghe e alcool.

Ora, dunque, il processo a Torino potrà riprendere con queste nuove indicazioni. “Ma non escludo di chiedere un’ulteriore sospensione per fare ricorso su un altro punto alla Corte europea dei diritti dell’uomo – afferma il legale – Alla Consulta, infatti, noi avevamo chiesto di prendere in considerazione l’anomalia del calcolo delle pene, che per i reati commessi al volante possono aumentare anche di 12 volte persino con una lieve responsabilità dell’imputato, visto che non è permesso un bilanciamento fra circostanze attenuanti e aggravanti. Io non credo che una lesione o un omicidio colposo possano essere trattati in modo diverso se si commettono sulla strada, in un cantiere o in una sala operatoria. Su questo punto la Corte costituzionale non ci ha ascoltato, ma non escludo di rivolgermi alla Cedu”.

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