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Rigopiano, violò i sigilli per portare fiori dove suo figlio morì: ora sarà processato


ROMA – Verrà processato per aver portato i fiori dove morì suo figlio, travolto dalla valanga che il 18 gennaio 2017 distrusse l’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), provocando 29 vittime.

Alessio Feniello, 57enne di Salerno, quel giorno ha avuto l’esistenza spezzata, e tornare sul luogo dove il suo ragazzo, Stefano, ha vissuto gli ultimi momenti con la sua fidanzata Francesca in quella che era la loro prima vacanza assieme, era un modo per ricordarlo, sentirlo vicino ancora una volta. E così ha fatto anche il 21 maggio dell’anno scorso, ma per portare i fiori sulla “tomba” del suo ragazzo ha violato i sigilli giudiziari messi dalla magistratura per delimitare l’area.  E per questo era stato condannato, nei mesi scorsi, a pagare una multa di 4.550 euro.

Lui l’ha detto subito: “Non pagherò per aver portato fiori a mio figlio, piuttosto vado in galera. La cosa che mi dispiace è che sono stato il primo ad essere stato condannato per la tragedia di Rigopiano”. E lo ha ripetuto su Facebook quando è arrivato il decreto di “giudizio immediato” firmato dal gip del tribunale di Pescara Elio Bongrazio.

Mentre l’inchiesta sui responsabili della tragedia va avanti, per Feniello la prima udienza davanti al giudice monocratico è fissata al prossimo 26 settembre. “Ho sempre sostenuto che avrei affrontato il processo – dice Feniello – e io non mi tiro indietro come fanno molti politici”.
 



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