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Roma, eredità Sordi: “non ci fu raggiro ai danni di Aurelia”. Tutti assolti i 9 imputati


L’autista, il notaio, gli avvocati e la servitù. Tutti assolti perché il fatto non sussiste per il raggiro da 2,3 milioni di euro ai danni di Aurelia Sordi, la sorella dell’attore Alberto, morta la notte tra l’11 ed il 12 ottobre del 2014. A stabilirlo il giudice Maria Elena Mastrojanni della settima sezione penale.

La vicenda riguarda le manovre che, secondo l’accusa, sarebbero state messe in atto alle spalle di Aurelia dall’autista di fiducia Arturo Artadi, dal notaio Gabriele Sciumbata e dall’avvocato Francesca Piccolella. Ora ritenute infondate.

Secondo il pm Eugenio Albamonte l’accusa era di circonvenzione di incapace nei confronti dell’anziana, “persona della quale era a loro noto lo stato di infermità e deficienza psichica”. I tre l’avrebbero indotta a stipulare, nei primi mesi del 2013, otto atti di donazione da 2,3 milioni di euro in favore di sei domestici, oltre a farle firmare una procura generale in favore di Artadi ad operare sui suoi conti correnti. In sostanza a gestire un patrimonio in titoli e contanti da oltre 30 milioni di euro.

Il pm  aveva chiesto la condanna a 4 anni per il notaio Gabriele Sciumbata e per l’avvocato Francesca Piccolella, 3 anni e 5 mesi per l’autista Arturo Artadi che è stato a servizio sia dell’attore che della sorella, 2 anni per l’avvocato Carlo Farina. Per quanto riguarda gli altri imputati, personale di servizio di casa Sordi, erano state chieste condanne per due anni e sei mesi.

“Sfidiamo chiunque a sostenere che il testamento non fosse valido. La sentenza ne attesta la piena validità del testamento in favore della fondazione museo Alberto Sordi”, ha spiegato l’avvocato Nicoletta Piergentili, che assiste la fondazione.

 

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