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Sconcerto in rete per le nuove panchine che sembrano bare allineate. A Marzabotto, paese dell’eccidio nazifascista


BOLOGNA – “Tombe”. “Inquietanti”. “Bare allineate”, “manca solo il Tricolore sopra” e davvero “pare un funerale”. In rete circola profondo sconcerto per le nuove panchine installate dall’amministrazione comunale di Marzabotto, il Comune tristemente noto per il peggior eccidio nazifascista in Italia (29 settembre – 5 ottobre 1944, quasi 800 vittime, soprattutto donne e bambini). Tanto che qualcuno arriva persino a ipotizzare, e non si capisce se con sarcasmo o convinzione, che il nuovo arredo sia una sorta di memoria perenne di quanto accaduto. Ben pochi paiono apprezzare le linee essenziali e asciutte delle nuove sedute.

“Manca la croce sopra le casse”, “chiamate il Don per la benedizione”, “ma sono piene o vuote?”, “una tristezza unica”, “ricordati che devi morire”, “La storia si ricorda nel Sacrario, nei nostri cuori, e Marzabotto non ha bisogno di avere panchine a forma di bare per ricordare il proprio passato! Marzabotto città di pace……sì di pace eterna!”, alcuni dei commenti che si rincorrono sulla pagina Facebook “Sei di Marzabotto se…”. Pochissimi i contributi a favore, ma ugualmente con qualche nota di perplessità: “Design pulito, essenziale”, rileva qualcuno. “Si integra bene con la ristrutturazione della biblioteca. ‘Svecchiano’ un paese architettonicamente in difficoltà come Marzabotto. Unico dubbio: la disposizione. Poco socializzante? In fondo a cosa serve una panchina se non per sedersi a riposare e fare due chiacchiere in tranquillità?”.


Sconcerto in rete per le nuove panchine che sembrano bare allineate. A Marzabotto, paese dell'eccidio nazifascista

La presentazione del nuovo arredo urbano sulla pagina Facebook del Comune

Insomma, quelle nuove panchine sembrano davvero non incontrare il plauso della maggioranza dei cittadini di Marzabotto (o almeno di quella più rumorosa sui social network), che le trovano di cattivo gusto, evocative di immagini del passato ben presenti nella mente della popolazione dell’Appennino e dei bolognesi, e anche poco funzionali, con spazio ridotto per la seduta e poco socializzanti. Il Comune però si difende. Innanzitutto ricordando che il progetto di riqualificazione del centro urbano, panchine comprese, era stato illustrato in più di un’assemblea pubblica, e dunque non si è trattato di una novità imposta all’improvviso alla cittadinanza. Poi, spiega l’assessore all’Urbanistica Simone Righi, “la gara d’appalto è stata vinta da DiverseRigheStudio”, che a Bologna ha realizzato un’opera importante e apprezzata come l’Opificio Golinelli.

Le panchine, insiste Righi, “sono elementi in linea con l’arredo urbano moderno. Nessun rimando al tema della Memoria”, chiarisce l’assessore, che sgombra completamente il campo da questa ipotesi. Nessuna intenzione di ricordare con quelle panchine in legno e metallo il sacrificio di tanti civili, “noi sulla Memoria non ci sediamo certo sopra. Sono ben altre le attività portate avanti: le visite delle scolaresche al Sacrario, il restauro del cimitero di Casaglia” luogo della strage, tanto per ricordarne alcune.


Sconcerto in rete per le nuove panchine che sembrano bare allineate. A Marzabotto, paese dell'eccidio nazifascista

I “cubi” installati nel centro di Bologna a partire dal 2015

Righi non è sorpreso delle polemiche spuntate in rete, “potevamo aspettarcelo, visto cosa è successo a Bologna con i nuovi arredi sotto le Due Torri, in piazza della Mercanzia e piazza San Francesco”: anche in quesi casi, sedute dalle linee essenziali, monoblocchi ribattezzati “cubi”. Però a Marzabotto hanno fatto un effetto diverso. “E’ un lessico architettonico moderno cui un piccolo centro come il nostro forse non è ancora abituato”, ma che vuole essere in linea, per omogeneità, con la Casa della Cultura e della Memoria. E sulla comodità, cosa risponde il Comune ai cittadini perplessi? Pochi gli innesti in legno: il resto è acciaio corten, “un metallo usato proprio per le panchine, che simula la corrosione”, e, dettaglio non irrilevante nei piccoli centri con bilanci ridotti, che comporta una manutenzione pressoché minima.

“Avevamo già chiesto un preventivo per ampliare eventualmente le parti in legno, ma occorre ricordare che il mio Comune ha dovuto restituire 100mila euro inizialmente previsti dal bando delle periferie, e comunque il restyling del centro di Marzabotto è uno dei 24 progetti portati a termine dalla Città metropolitana di Bologna” nonostante il taglio delle risorse, perché ritenuto importante.
 

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