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“Tentò di staccare la luce alla casa di Matteo Renzi”, ora finisce a processo


PIACENZA – Oltre alla sconfitta, pure la beffa. All’indomani della disfatta referendaria del 4 dicembre 2016 e delle conseguenti dimissioni da Presidente del Consiglio, Matteo Renzi ha rischiato anche di restare senza luce nella sua abitazione di Pontassieve. Qualcuno, infatti, si è impossessato dei dati dell’ormai ex premier e ha chiamato il call center della società, presentandosi come Renzi in persona e chiedendo il distacco della fornitura di energia elettrica. Distacco che poi è saltato all’ultimo minuto, quando i tecnici Enel effettivamente presentatisi a casa del capo del Governo per chiudere la pratica hanno scoperto che, dalla villa, nessuno aveva chiamato per interrompere la fornitura.

La vicenda, raccontata dal quotidiano locale Libertà, è finita ieri in tribunale. Sul banco degli imputati è comparso Lodovico Caviglioni, all’epoca consulente in un punto Enel di Piacenza. Stando ai risultati dell’indagine avviata in seguito all’episodio sarebbe infatti lui il responsabile del “dispetto” nei confronti dell’ex premier. Gli accertamenti della polizia postale lo hanno indicato come la persona che, approfittando anche del ruolo di consulente Enel, si è introdotta abusivamente nel sistema informatico della società per trafugare i dati dell’utente Matteo Renzi (indirizzo, codice fiscale e codice utente) e ha chiamato il call center della società. Ora l’uomo è accusato di “accesso abusivo a un sistema informatico” e di sostituzione di persona, ma di fronte al giudice Fiammetta Modica si è professato innocente.

“Confermo la totale estraneità ai fatti del mio assistito – spiega a Repubblica il suo difensore, l’avvocato Carlo Alberto Caruso – Ha sempre detto di non essere stato lui ed è una persona integerrima, che non ha mai avuto precedenti”. All’udienza lampo di ieri non si è presentato nessun legale dell’ex primo ministro, che pure è indicato come parte offesa e che all’epoca avrebbe presentato una querela contro ignoti. Alla prossima udienza, rinviata al 14 febbraio 2020, dovrebbe presentarsi anche un funzionario della Questura di Roma per illustrare gli elementi emersi dalle indagini.

E dire che Caviglioni e Renzi sono stati pure compagni di partito. Entrambi, infatti, hanno militato nella Margherita: l’ex Primo Ministro ha infatti coordinato la sezione fiorentina del partito, mentre Caviglioni si è candidato nella lista della formazione di centro sinistra alle comunali del 2002, a sostegno del futuro sindaco di Piacenza Roberto Reggi. 
 

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